La Madonna dei Pellegrini del Caravaggio
Come aperitivo di questo incontro sul desiderio in S. Agostino, ci fermiamo a contemplare la Madonna dei pellegrini, dipinta dal Caravaggio. Presentandola voglio solo stuzzicare il “palato della nostra mente”. Troppi ancora oggi pensano che credere significa, in un modo o nell'altro, sacrificare la propria umanità ed i propri desideri. Agostino non sarebbe stato d'accordo, Caravaggio nemmeno e così tutti noi.Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610), infatti, è uno che il desiderio di vita l’ha sperimentato in maniera molto passionale e i suoi quadri ce lo testimoniano molto bene anche a distanza di tempo.
Vogliamo avere occhi solo per questa Madonna dei pellegrini o di Loreto (olio su tela, cm 260x150, 1604-1606, Roma, Sant’Agostino, cappella Cavalletti).
Caravaggio sembra volerci offrire una chiave di lettura: il desiderio è come una medaglia dove l’altra faccia si chiama mendicanza. La mendicanza è via d’accesso al desiderio.
Con i frutti del lascito del ricco notaio bolognese Ermete Cavalletti, morto il 21 luglio 1602, la nobildonna Orinzia de' Rossi, vedova ed esecutrice testamentaria del marito, commissionò al Caravaggio la tela per la cappella che la famiglia aveva acquistato nella Chiesa di Sant’Agostino. Ci informa Giovanni Baglione (1566-1643 pittore e biografo di artisti italiani che ebbe in vita contrasti col Merisi) che una volta posto il quadro sull’altare “da popolani ne fu fatto estremo schiamazzo”, espressione della quale gli studiosi danno una duplice interpretazione:
-schiamazzo come sdegno e riprovazione, a motivo delle due figure di pellegrini rappresentate con i piedi nudi e sudici
-schiamazzo come ovazione ed approvazione, perché l’aderenza al vero e la naturalezza della scena affascinarono il popolo che s’immedesimava nell’opera, la sentiva a lui vicina, sua, venendone quasi consolato.
Appoggiandosi su Giovanni Battista Agucchi, teorico dell’arte di fede del tempo, si può affermare che il fatto che i padri agostiniani mantennero il quadro nella cappella per la quale era stato eseguito è una riprova che lo “schiamazzo” vada interpretato in senso positivo.
Caravaggio sovverte i canoni dell’iconografia tradizionale della Vergine Lauretana, annulla ogni distanza, mostrandoci un’attraente umanità anticonvenzionale e antiaccademica pur rifacendosi ad un modello statuario classico e prendendo qualcosina dai modello tizianeschi - balza all’occhio il rosso vellutato presente nel corpetto della Madonna.
Maria una splendida donna[1] si affaccia alla porta di casa, o meglio alla porta della chiesa. Porta in braccio il Bambino, un Gesù bambino già cresciuto, un vispo ragazzetto tra il diffidente e l’incuriosito. E noi ci riconosciamo nei due pellegrini, in un uomo sbracato dai piedi sporchi e nudi e in un’anziana donna dalla cuffia sudicia e sdrucita, vivissimo particolare di grande umanità che provocherà da parte del Baglione un’ennesima accusa di mancanza di decoro: con loro ci inginocchiamo in adorazione.
La nostra umanità non è vestita a festa, ma rappresentata nella sua mirabile concretezza. Abolita è ogni distanza tra divino ed umano: le mani del pellegrino che sfiorano il piedino di Gesù, ricordano lo sfiorarsi di indici di michelangiolesca memoria. Sei tu, o Maria, che vieni incontro alla nostra umanità, che col capo ti protendi; prima ancora che noi entriamo in chiesa, vieni fuori tu col bambino, rispondi prima ancora che noi domandiamo: “la tua benignità non pur soccorre/ a chi dimanda, ma molte fiate/ liberamente al dimandar precorre!”.
La composizione si distende armoniosa lungo la diagonale che parte in alto a sinistra dalla testolina del Bambino, scende attraverso il braccino e i piedini, per raggiungere le mani giunte ed il volto del pellegrino, attraversarne il corpo proteso e fermarsi nel suo sporco piede, che ha l’alluce giusto nell’angolo in basso a destra.
Caravaggio è stato geniale nel mettere in moto il nostro sguardo attraverso un gioco di luci ed un ventaglio di linee.
L’uso sapiente della luce divide il quadro in due blocchi, annullata sì ogni distanza ma fa salve comunque alcune differenze: il blocco statuario della Vergine con il Bambino di una notevole vitalità carnale dove la luce rende la pelle levigata e i panni serici e per contrasto il blocco dei pellegrini dalla pelle rugosa e dagli abiti sudici. Caravaggio pone la Madonna e il Bambino sopra un gradino, come in una nicchia.
Un ventaglio di linee che vanno da sinistra verso destra, in stroboscopico movimento, mette in comunicazione i due blocchi: la diagonale che va dal bambino al pellegrino appunto; poi la verticale dello stipite, il bastone dell’uomo, l’altro bastone dell’anziana donna. È come una grazia che a ventaglio ci raggiunge. Noi possiamo solo mendicarla.
È questa la strada del desiderio: uno sguardo non distratto che riconosce in un incontro un gusto diverso, inaspettato, che mai avremmo potuto immaginare così pieno. Per questo si ferma, lo accoglie, vi corrisponde fino a diventarne tutt’uno con esso.
tratto da : http://www.gliscritti.it/blog/entry/559

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